Il Coronavirus metterà fine al Car Sharing?

La pandemia di Covid-19 ha colpito duramente tutto il settore del trasporto, in alcuni casi azzerando alcune forme di mobilità, come il car sharing. Ma, superati i mesi di lockdown, quali saranno gli effetti della convivenza con il Coronavirus sulle nostre abitudini di spostamento, soprattutto nelle città più affollate?

Per tentare di costruire ipotesi sensate, possiamo utilizzare i primi dati statistici raccolti in Cina, dove la pandemia è nella fase calante.
Da una recente ricerca Ipsos appare evidente un netto cambiamento delle intenzioni di acquisto di auto, rispetto a tutte le altre forme di mobilità (in primis, il trasporto pubblico).

Effetti del Coronavirus su acquisto auto e car sharing in Cina
Ipsos, 09/04/2020 - Impatto del Coronavirus sull'acquisto di nuove auto in Cina

L'auto privata torna protagonista, anche in città?

A fronte di dati così importanti, si può presumere una forte ripresa della vendita di auto, già nel breve termine. Ma è una tendenza sostenibile, se consideriamo l’elevato numero di abitanti delle metropoli e dei pendolari che vi si recano quotidianamente?
A favore dell’utilizzo dell’auto privata giocano sicuramente fattori piscologici: paura dell’infezione nella condivisione del mezzo di trasporto condiviso, senso di protezione dato dalla propria vettura.

Contro, due fattori che hanno fatto la fortuna del car sharing, almeno fino a gennaio 2020: il costo di acquisto dell’automobile e l’utilizzo estemporaneo dell’auto come mezzo di spostamento (soprattutto per chi risiede in città). Elementi costanti, anche nel prossimo futuro.

Car Sharing, soluzione ancora valida?

Qual è allora il fattore frenante, che potrebbe impedire una ripresa del car sharing, sufficiente alla sua sopravvivenza, nei prossimi mesi?
Sicuramente il problema da affrontare, per chi propone questo servizio, è la sanificazione della vettura. Intervenire su un’auto al termine del suo (breve) utilizzo, da parte di tecnici specializzati, per certificare l’avvenuta sanificazione e convincere il cliente successivo ad utilizzarla, è un processo complesso e probabilmente non sostenibile, dal punto di vista economico.

La sanificazione dell'auto è il fattore chiave

Il pubblico è bombardato quotidianamente da informazioni e avvisi sulla capacità del virus di sopravvivere sulle superfici plastiche e metalliche. E pochi potrebbero essere i potenziali clienti, muniti di protezioni individuali e disinfettanti, disposti a sanificare una vettura a noleggio, per effettuare un numero ridotto di chilometri.

Car Sharing e sanificazione per Coronavirus (Covid-19)

Ritornando ai dati ottenuti dalle interviste in Cina (e dall’ultimo report di Areté, di fine aprile), notiamo che esiste comunque una percentuale di persone disposte a considerare il car sharing, come metodo di spostamento.
I dati cinesi (e quelli italiani) si attestano a poco più del 2%, quando a fine 2018 (dati dell’Osservatorio Sharing Mobility) 5,2 milioni di italiani usufruivano di questi servizi, ovvero circa un ottavo della popolazione che utilizza mezzi di trasporto.

Come reagirà il settore del Car Sharing?

Detto della quasi impossibilità di garantire, a tutti e in ogni momento, una vettura sanificata, le aziende di car sharing non possono quindi pensare di sopravvivere contando solo sui cittadini disposti a salire su una vettura utilizzata da altri, potenzialmente posiviti al Covid-19.

Una possibile via d’uscita è riconvertirsi al noleggio a medio/lungo termine, ovvero a contratti con utenti a cui viene consegnata una vettura il cui costo di sanificazione è facilmente ammortizzabile, nel contratto di noleggio.
I gestori che adotteranno questa nuova forma di car sharing si potrebbero però scontrare, oltre che con le grandi compagnie specializzate, anche con i concessionari auto, che stanno trasformando il noleggio a lungo termine in una opportunità di business.

Cambio epocale della Mobility as a Service

Tutte le ipotesi vanno comunque inquadrate in un momento di cambiamento collettivo, anche del concetto stesso di MaaS: se la reazione “a caldo” è quella di pensare all’auto privata come  “rifugio”, saranno le necessità concrete (budget a disposizione, traffico, parcheggi) e le alternative reali (servizio pubblico, mobilità green) a determinare le nostre scelte future.

La parola crisi, scritta in cinese, è composta di due caratteri.
Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l'opportunità.

John Fitzgerald Kennedy

Uno dei possibili effetti positivi del Coronavirus è proprio legato al ripensamento della mobilità urbana, ovvero dello scenario dove il car sharing è esploso, diventando un’abitudine consolidata.
Lo stravolgimento delle nostre abitudini e, prima ancora, delle nostre certezze, potrebbe portare a città paralizzate dal traffico oppure al loro opposto, centri più vivibili in cui mobilità e sicurezza personale possano convivere. Alcuni timidi segnali, vedi Cagliari e Milano, ci sono. E per il futuro del car sharing, non ci resta che attendere i prossimi, decisivi mesi.

A proposito dei metodi di sanificazione, segnalo questo articolo (in inglese) sulle tecnologie disponibili, oltre all’interessante video di DriveK su come proteggersi dal Coronavirus in auto.